L’inconfondibile tristezza della torta al limone

Era da tanto che non mi capitava di leggere un libro che mi piacesse così tanto, per questo ho deciso di scriverne. Probabilmente le ragioni di un periodo così lungo di letture non troppo entusiasmanti è da imputare esclusivamente a me stessa, ho riletto libri che avevo già letto, ho letto Hunger Games per vedere l’effetto che fa, ho intrapreso missioni suicide che consistevano nella completa e ostinata lettura di serie svedesi squallide e mal scritte, quindi ritrovare un libro così delicato è stata, se possibile, un’esperienza ancora più profonda.

La prima volta che sono venuta in contatto con L’inconfondibile tristezza della torta al limone è stato più o meno un anno fa. Ricordo di aver letto per caso la trama aprendo pagine a casaccio su Book Republic.

Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida Rose Edelstein scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato, mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione; ma il peggio è che le torte preparate da sua madre, una donna allegra ed energica, acquistano prima un terrificante sapore di angoscia e disperazione, e poi di senso di colpa. Rose si troverà così costretta a confrontarsi con la vita segreta della sua famiglia apparentemente normale, e con il passare degli anni scoprirà che anche il padre e il fratello – e forse, in fondo, ciascuno di noi – hanno doni misteriosi con cui affrontare il mondo. Mescolando il realismo psicologico e la fiaba, la scrittura sensuale di Aimee Bender torna a regalarci una storia appassionante sulle sfide che ogni giorno ci pone il rapporto con le persone che amiamo.

Queste poche righe mi impressionarono molto e decisi che avrei dovuto assolutamente leggere quel libro. Il bisogno però ha aspettato più o meno un anno a rendersi davvero urgente, e la settimana scorsa, senza un reale motivo scatenante, ho dovuto procurarmi il libro a tutti i costi. Sono stata indecisa tra carta e digitale per qualche minuto, la carta mi attirava molto: i libri Minimum Fax sono innegabilmente belli da vedere, ma poi la pigrizia e la fretta mi hanno fatto comprare l’ebook rimanendo seduta sul posto.

Non voglio recensire il libro, lo sminuirei di sicuro, anche perché credo che quello che conti non siano tanto le parole che si possono spendere a proposito di questa storia, ma la personale esperienza di lettura che ciascuno può portare avanti: lentamente, centellinando un capitoletto per volta, seguendo il pacatissimo ritmo degli eventi, oppure ingozzandosi, come ho fatto io, ingurgitando i diversi anni che comprendono la narrazione in un solo bulimico boccone.

Questo è un consiglio spassionato, per un libro in cui sembra non succedere niente, ma che alla fine ti restituisce ad una realtà un po’ diversa da quella che avevi lasciato prima di intraprendere la lettura, concedendoti licenza di prendere e vivere la vita come meglio credi, anche a costo della più grave stranezza.
Come ulteriore assicurazione vi dico solo che appena finita la Torta al limone, ho subito cominciato Un segno invisibile e mio, sempre della stessa autrice, e per ora parrebbe non deludere affatto (non vorrei sbilanciarmi troppo, ma potrebbe addirittura essere più bello).

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Una risposta a L’inconfondibile tristezza della torta al limone

  1. avreilefossette ha detto:

    io della stessa autrice ho letto “Creature ostinate” e lo consiglio vivamente!!! avevo notato il libro, ma ero un po’ indecisa… adesso che ho letto il tuo post correrò a comprare la torta al limone (quella cartacea, ma forse anche una fetta di quella vera!!!)

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