L’etica ai tempi della pirateria

Grazie ad una segnalazione su Twitter di @antotris mi sono imbattuta in un bellissimo articolo di Vincenzo Latronico. Non conoscevo quest’autore, ma googlando un po’ mi sono imbattuta nella sua biografia, è uno scrittore nato nel 1984 con all’attivo già quattro libri pubblicati.
In ogni caso nell’articolo in questione si parla DEL dilemma morale, quello che affligge anche me e che incalza ogni giorno la mia coscienza dal momento in cui sono diventata proprietaria di un Kindle. IL dilemma morale è chiaramente l’annosa questione della pirateria del libro.

Come risultava dal questionario rivolto ai lettori digitali che ho presentato a novembre a Librinnovando, la pirateria in ambito letterario è già ampiamente diffusa. Per quanto il mercato ebook possa essere considerato ininfluente ed insignificante, tuttavia la diffusione illegale di contenuti è un dato che non può essere sottovalutato, soprattutto se si considera che la proposta di titoli illegali è ben più ampia di quella legale.
Lo scaricamento di film, musica e software è prassi da diversi anni, quello dei libri invece può essere considerato un fenomeno abbastanza recente (in realtà non è così recente, ma diciamo che almeno in Italia sta diventando consuetudine solo da fine 2010). Esistono siti dedicati, l’offerta P2P cresce di giorno in giorno e, per quanto mi riguarda, cresce di giorno in giorno anche il senso di colpa o quantomeno la volontà di stabilire un limite etico alla mia condotta.

Ad esempio, sono arrivata a considerare legittimo il possesso di ebook che già possiedo in cartaceo, nell’ottica in cui mi sento di aver già assolto al mio dovere morale di acquisto. Un altro caso è quello in cui l’autore sia morto. In teoria i diritti cessano settant’anni dopo la morte dell’autore, ma insomma, moralmente mi sento più che a posto e ho pochi scrupoli al pensiero di star sottraendo proventi a familiari ed eredi che nei fatti non hanno mosso un dito.
Tutte le altre casistiche però sono crivellate dal senso di colpa.

Latronico nel suo articolo parla di questi stessi dilemmi, ma in aggiunta unisce una pesante aggravante deontologica, e cioè che lui stesso è un autore.
Per quanto mi riguarda provo molta più vergogna al pensiero di scaricare un libro che un film. Teoricamente una differenziazione insensata e logicamente infondata, eppure uno scrittore mi fa molta più pena della 20th Century Fox. Mi riprometto sempre di acquistare quello che mi piace, proposito che effettivamente rispetto, tuttavia non dormo ancora sonni tranquilli.

E voi? Dormite la notte?

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3 risposte a L’etica ai tempi della pirateria

  1. evilripper ha detto:

    Gli ebook in italiano non sono tantissimi
    Gli ebook hanno iva al 21%
    Gli ebook recenti costano come un libro di carta
    A volte inseriscono stupidi drm e sistemi anticopia come se il libro non fosse veramente tuo e il libro invece deve appartenere a chi lo legge e potrà farne quello che vuole.
    Ad amazon è stato impedito di fare sconti (http://bit.ly/AFfzMx)
    si potrebbe andare avanti… secondo me questi e altri fattori spingono la gente a piratare invece che comprare i libri, quando cambieranno le cose (in italia non so quando succederà) e soprattutto saranno tagliati i prezzi la pirateria IMHO probabilmente svanirà magicamente.
    PS
    Sarebbe stupendo che se si compra un carteceo vi sia anche la copia digitale, magari! :D
    PPS
    su amazon.com si trovano libri in ITALIANO a prezzi veramente irrisori. :-D
    ciao

  2. fabrizio venerandi ha detto:

    Sono una di quelle persone che nelle statistiche fa parte della minoranza. Non ho musica, film, ebook, programmi copiati sui miei computer o ebook reader. Non è una questione ‘etica’, ma politica. L’acquisto è un’azione politica determinante in una società basata sul consumo. Ma è anche una azione intellettuale: copiare in massa materiali intellettuali porta a non cercare alternative, impoverisce la scelta e – potenzialmente – diminuisce l’attenzione che destino al prodotto consumato. Personalmente preferisco circoscrivere i miei bisogni intellettuali a quello che di volta in volta riesco ad avere, fino a svuotare la cosa posseduta. Il “non avere” o il “non potere” sono in realtà delle benedizioni, perché posso focalizzare meglio i miei bisogni e le mie attenzioni.

    • Marta ha detto:

      È verissimo. Avere milioni di mp3 significa non ascoltare niente, o al massimo sempre le stesse dieci cose. Stesso discorso per i libri. Da questo punto di vista io cerco di limitare i miei approvvigionamenti a quello che mi serve, senza cadere nella facilissima avidità data dall’enorme offerta.

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