Enhanced book, zombie e molti megabyte

“It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife.”

“It is a truth universally acknowledged that a zombie in want of brains must be in want of more brains.”

Tramite un articolo di oggi su Finzioni, sono venuta a conoscenza che sull’App Store è disponibile l’applicazione dedicata al libro Pride and prejudice and zombies.
Nonostante da parecchio tempo il titolo ed il concetto in sé mi stuzzichino oltremodo (voglio dire, le sorelle Bennet e degli zombie tutti insieme nelle stesse pagine, non si può dire di no), non ho mai trovato il momento giusto per leggerlo, anche perché mi ero ripromessa che prima di intraprendere la lettura di cotanta rivisitazione avrei dovuto rileggere l’originale. Insomma, alla fine sono passati i mesi, ma forse anche gli anni a dire il vero,  e io ancora non ho letto una riga né di Pride and prejudice né della relativa versione zombie.

La notizia della disponibilità dell’applicazione dedicata quindi mi ha entusiasmato, tanto più che in una sola applicazione sono resi disponibili il testo originale della Austen, la rivisitazione zombie e pure una specie di graphic novel: una festa. Il tutto poi costa 3,99 euro, un prezzo più che onesto (stando alle informazioni presenti nella scheda descrittiva è un prezzo di lancio pari al 45% in meno).

Insomma,  lo volevo. Tra l’altro è un vero e proprio enhanced book, con musiche, giochetti a seconda di come si gira lo schermo etc. Ma come avrete capito dall’aspetto verbale, non l’ho comprato. E perché? Quale potrà essere stata la ragione che mi ha fatto abbandonare un così succulento bottino?

La ragione è che l’applicazione in questione pesa 579MB. Mezzo giga. Il mio iPad ha una memoria da 16GB, il che vuol dire che potrebbe contenere a malapena trenta applicazioni del genere. A questo punto quindi mi chiedo, se già il concetto di enhanced book in sé è discutibile e controverso, il fatto che occupi così tanta memoria non potrebbe essere il fattore decisivo che ne decreterà la morte prematura?

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5 risposte a Enhanced book, zombie e molti megabyte

  1. Gabriele Alese ha detto:

    Concordo. Ho smesso di comprare Wired iPad per lo stesso motivo. La DPS di Adobe è un’arma a doppio taglio.

  2. la Clarina ha detto:

    Di certo uno degli aspetti dell’eventuale sviluppo dell’enhanced ebook sarà il bilanciare contenuti e dimensioni, perché molti lettori, esaurita la prima curiosità, faranno considerazioni simili alla tua. Non credo che si possa percorrere questa strada contando sul futuro sviluppo delle memorie dei devices…

  3. arteletteratura ha detto:

    Ciao, sono arteletteratura, commento che non ha a che fare col post… Poichè vedo che ha una vastissima cultura in ambito letterario (inoltre laclarina mi ha detto che tu potresti aiutarmi), vorrei chiederti una cosa per togliermi un dubbio che mi assilla e non riesco a sciogliere.

    In metrica italiana, l’uso di sinalefe e dialefe sono riuscito ad assimilarlo, però con sineresi e dieresi mi rimane un dubbio. In base a tutte le fonti che ho studiato, è emerso che la sineresi raccoglie in una sillaba due che invece fanno iato in grammatica e la dieresi separa invece un dittongo grammaticale per farne due sillabe metriche.
    Il mio dubbio è: ma quando? Cioè, di fronte ad un nesso vocalico che in GRAMMATICA forma dittongo o trittongo, io posso (per licenza poetica diciamo) in METRICA scegliere o meno di usare la dieresi e quindi separarlo in due sillabe (e viceversa con la sineresi)?
    Quella della sineresi e della dieresi è una libera scelta, una possibilità che la metrica offre al poeta, o invece c’è dell’altro sotto, delle regole più o meno fisse che al momento ignoro?
    E’ questo il nodo cruciale. Grazie in anticipo per l’aiuto che saprai darmi. A presto.

    • Marta ha detto:

      Ciao, innanzitutto grazie mille per questa bella domanda.
      Dunque, la questione è spinosa e non penso abbia una risposta univoca, quel che è certo è che, come per sinalefe e dialefe, anche la sineresi e la dieresi possono essere utilizzate a discrezione del poeta: non c’è quindi una regola che prescriva quando si possa o debba applicare una o l’altra.
      Il mio gusto personale mi spinge a dire che bisognerebbe sempre cercare di evitare di utilizzare la dialefe in quanto risulta sempre molto artificiosa e per niente mimetica della lingua parlata. Durante l’elocuzione infatti, in qualsiasi enunciazione, compiamo continue ed immancabili sinalefi, perché foneticamente, per il principio del minimo sforzo, si tende sempre a compiere meno fatica in termini articolatori, e quindi perché eseguire due vocali quando se ne può dire solo una?
      Perché la lingua non risulti artificiosa e la lettura spezzata è sempre buona regola imitare il più possibile l’andamento del parlato e questo significa limitare al minimo (o evitare del tutto) la dialefe.
      Per quanto riguarda dieresi e sineresi direi che, sempre per la solita regola del minimo sforzo è sempre bene, in poesia, sillabare con le sineresi e quindi non spezzare le sequenze di vocali.

      Un’eccezione alle prescrizioni appena illustrate si verifica nel caso dovesse presentarsi la sequenza sineresi+sinalefe (es. credea ieri). Di norma bisognerebbe evitare sequenze di vocali così lunghe (per pura estetica), in ogni caso quello che è consigliabile fare è applicare la sineresi e non la sinalefe.

      La verità è comunque che quello che più conta in poesia è il ritmo e quindi gli accenti del verso, una volta che gli accenti sono ben posizionati si ha un’ottima base per fare buona poesia. Soprattutto, quel che è importante ricercare è che siano gli accenti tonici delle parole a creare lo schema di accenti del verso.
      Consiglio a questo proposito la lettura dei sonetti di Foscolo (sono 12, non sarà una lunga lettura) per imparare cosa NON bisogna fare. Foscolo infatti piazza dialefi e sinalefi a caso su versi che già in partenza hanno accentazione scombinata e molte volte capita che gli accenti del verso non corrispondano agli accenti tonici delle parole e costringono quindi o a leggere il verso in modo strano o a spostare gli accenti delle parole producendo un tipico effetto maxpezzaliano.

  4. arteletteratura ha detto:

    Grazie per la risposta dettagliata, erano settimane che attendevo delucidazioni chiedendo in giro per blog, ora finalmente ho avuto una risposta degna di questo nome. Grazie ancora e complimenti per il blog e i post interessanti. Se ti va, perchè non ti iscrivi al mio web-ring d’argomento culturale http://ilcircolodellearti.myblog.it ? Ti aspetto. A presto!

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