Da qualche giorno Amazon ha lanciato la nuova iniziativa @author. Da oggi il lettore potrà entrare in contatto diretto con gli autori dei libri che legge e potrà porre personalmente brevi quesiti agli scrittori durante la lettura del libro.
L’ebook è uno strumento che possiede molte più potenzialità di un libro di carta e senza dubbio gran parte di queste risiedono nella possibilità di interazione (lettore-lettore, lettore-scrittore, lettore-web, lettore-altri libri). Tuttavia questa storia della possibilità di contattare l’autore a me sinceramente non piace.
Ho sempre ritenuto che un libro vada letto e apprezzato per quello che è, mentre la normale curiosità nei confronti dei dettagli personali dell’autore debba rimanere insaziata. La letteratura, la finzione, la tecnica scrittoria sono un universo, la vita reale appartiene ad un altro mondo ed è bene che i due rimangano ben separati. Almeno questo è quello che ho sempre pensato: quando in gioventù ho scoperto dei rapporti tra J. L. Borges e l’estrema destra qualcosa mi è morto dentro.
L’iniziativa di Amazon comunque non pertiene proprio a questa sfumatura del problema: le domande da porre agli autori non riguardano certo la loro vita personale, ma in ogni modo allargano e aprono quell’universo del libro che io ho sempre visto e considerato chiuso e finito.
Riflettendo sul problema mi è poi venuto in mente il vincitore del Premio Campiello, Andrea Molesini (so che sembra non c’entri niente, ma abbiate fede).
Non ho letto il libro Non tutti i bastardi sono di Vienna e non ho nessuna intenzione di intraprenderne la lettura in futuro nonostante almeno un paio di persone me l’abbiano consigliato vivamente. Perché chiederete voi?
La ragione del rifiuto categorico è il fatto che Andrea Molesini l’ho conosciuto di persona e non mi è piaciuto. È stato mio professore per il corso di Letterature comparate all’Università di Padova, corso che viene ricordato da tutti per essere stato a metà tra un cineforum e un’aula vuota, visto che quando non si guardava un film si veniva mandati via tre quarti d’ora prima della fine della lezione (e una lezione dura un’ora e mezza). L’esame poi durava non più di tre minuti, la domanda era immancabilmente “Di cosa mi vuole parlare?” ed il voto era la media dei voti già presenti sul libretto + 1. Da questi pochi particolari risulterà chiaro perché il neovincitore del Campiello non goda della mia più benigna stima.
Insomma, ho conosciuto Molesini di persona e non mi è piaciuto, non sono quindi per niente motivata a volerlo conoscere come autore.
La verità è che ho sempre pensato che gli scrittori, nella maggior parte dei casi, valgano incredibilmente di più come autori che come persone e che per questa ragione è sempre meglio accontentarsi dei soli libri per evitare cocenti delusioni.



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