Ebook: prestito digitale senza restrizioni e limiti di tempo

Non so quanti di voi conoscano la magnifica realtà di Media Library On Line, magari tutti, in ogni caso volevo segnalare che ieri MLOL e Book Republic hanno stretto un accordo che prevede il prestito senza limitazioni di ebook provvisti di watermark.
Ciò significa che si potranno prendere in prestito ebook senza una data di scadenza né limitazioni per quanto riguarda i device su cui leggere. Chiaramente questo riguarda solo gli ebook privi di DRM vero e proprio, e nella fattispecie quegli ebook con watermark presenti nella libreria di Book Republic. Le case editrici in questione sono:

‐ 40K
‐ Codice
‐ Edizioni Ambiente
‐ Emmabooks
‐ FAG
‐ Giuntina
‐ Instar / Blu Edizioni
‐ Iperborea
‐ ISBN
‐ La Nuova Frontiera
‐ Ledizioni
‐ Leone verde
‐ Maestrale
‐ minimum fax
‐ Nottetempo
‐ Nutrimenti
‐ O barra O
‐ Saggiatore
‐ Stampa Alternativa
‐ Voland

È la prima volta al mondo che viene presa una decisione del genere. È possibile leggere il comunicato stampa a questo link. Interessante notare come in conclusione sia riportato un paragrafo dal titolo Contro la pirateria, la legalità al primo posto.
Purtroppo non ho mai potuto utilizzare i servizi di MLOL perchè nessuna biblioteca di Padova aderisce ancora al progetto, inutile dire che aspetto con impazienza che anche qui prendano accordi, intanto invito chiunque di voi ne avesse la possibilità (tramite le proprie biblioteche di riferimento) a utilizzare i validissimi servizi di Media Library On Line. A questo link trovate la lista delle biblioteche che aderiscono.

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Selfpublishing, proprio come temevo

Urge precisare che recensire libri non è mai stato nelle intenzioni di questo blog, questo post però farà eccezione in quanto riguarda la recensione di un libro autopubblicato. Quello che vorrei cercare di restituire non è quindi solamente la mia opinione rispetto ad un libro, quanto piuttosto l’analisi di un fenomeno più ampio.

Come segnalavo qualche giorno fa è da poco uscito L’apprendista libraio – il romanzo, ebook autopubblicato da Stefano Amato, autore del blog L’apprendista libraio.
Il giorno stesso in cui è uscito ho scaricato l’estratto gratuito da Amazon, anteprima che rappresenta circa il 10% dell’intero libro. Una volta conclusa la lettura delle prime pagine ho deciso di comprare l’ebook nonostante l’inizio non mi fosse piaciuto per niente, l’ho fatto per  interesse professionale, per studiare un po’ il fenomeno del selfpublishing e poterne parlare con cognizione di causa. A lettura finita posso confermare la mia prima impressione: il libro non mi è affatto piaciuto, ma soprattutto ha confermato alcune grande riserve che nutro nei confronti dell’autopubblicazione. La più grande di queste è che il fai-da-te, in un ambito che comprende molti tipi di competenze, difficilmente produce risultati accettabili, la seconda è che il selfpublishing finirà per significare il dilagare di prose autobiografiche banali e noiosissime.

Cominciamo dagli aspetti tecnici. L’ebook è fatto male. Per pigrizia ho comprato il libro direttamente dal Kindle e non ho quindi aperto il file, ma basta guardare la prima schermata per accorgersi immediatamente di almeno due cose:

  1. Nella scansione in capitoli qualcosa è andato storto
  2. La paragrafazione fa pena

Ma analizziamo puntualmente i problemi. Nella parte inferiore dello schermo del Kindle, quando si legge un libro, compare una barra che segnala la suddivisione in capitoli. Questa barra è trasparente e i capitoli sono rappresentati da dei puntini neri e, di norma detti puntini, sono distanziati tra loro. Ebbene, la barra per il libro in questione è quasi completamente nera a causa dell’affastellamento di puntini. Questo effetto mi era già capitato di vederlo in libri molto lunghi (il manuale Apogeo di Lion ad esempio, o l’ebook contenente TUTTA la saga di Martin), ho pensato che anche questo libro fosse una specie di saga dei librai, ma controllando il numero di location ho verificato che sono solamente 2805, numero davvero esiguo per giustificare una barra così affollata. Il problema è che nella barra non figurano solamente i capitoli, ma anche i sottocapitoli: ognuno dei sette capitoli è infatti suddiviso in sottocapitoli numerati (alcuni arrivano anche a 26 sottospecificazioni). Attivando collegamenti per ogni suddivisione si arrivano ad avere 122 capitoli, alcuni lunghi un paio di righe, soluzione che certo non facilita la consultazione dell’ebook visto che, rendendo la navigazione impraticabile, viene praticamente vanificata l’utilità stessa di creare un indice.

Passiamo al secondo punto. Domenica a cena ho mostrato una pagina a caso del libro ad un mio amico, il quale ha commentato: “Ma è un libro di aforismi?”. Come dargli torto? Il problema infatti è che ogni volta che il testo va a capo si interpone una riga vuota tra i due paragrafi, restituendo così un testo fatto di “aforismi”. Può certamente capitare che si decida di aggiungere una riga vuota tra un paragrafo e l’altro, ma non mi sembra proprio il caso di questo testo, visto che si saltano righe anche nei dialoghi e in generale ogniqualvolta si sia cliccato invio su Word.

Dal punto di vista formale mi sento quindi di affermare che l’ebook sia scadente. Senza esperienza, e soprattutto senza determinate conoscenze di programmi e linguaggi è difficile creare un ebook ben fatto, in ogni caso trovo irrispettoso nei confronti del lettore vendere prodotti scadenti e mal costruiti. L’autore che vuole autopubblicarsi, se vuole fare le cose per bene, dovrebbe sempre arrivare al punto di decidere tra due strade: studiare e imparare come si scrive e si crea un un buon epub (è pieno di guide online, ma se volete andare sul sicuro leggete il manuale Apogeo), oppure rivolgersi ad un professionista che lo faccia per lui. L’autopubblicazione in sé è un fenomeno che instilla naturale sospetto nei confronti di un lettore pagante, bisognerebbe quindi cercare di risultare il più professionali possibile al fine di fugare i dubbi e la scarsa confidenza dei potenziali lettori (a questo proposito consiglio con vigore la lettura di uno degli ultimi articoli del Duca di Baionette, che tratta proprio di come dovrebbe e potrebbe funzionare il mondo dell’autopubblicazione virtuosa).

Veniamo invece adesso alla parte relativa ai contenuti. Non nascondo che affrontare una simile analisi un po’ mi spaventi. È chiaro che quanto dirò rappresenta la mia opinione personale che si rifà al mio gusto letterario, ma ciononostante cercherò di argomentare ogni mia posizione.
Iniziamo col dire cosa mi aspettavo da questo libro. Credevo fosse una versione romanzata del blog, mi immaginavo una serie di scenette da libreria, una serie di dialoghi surreali tra cliente e commesso. Ebbene, niente di più lontano dalla verità (è doveroso specificare che comunque quello che mi aspettavo si basava esclusivamente sulle delle mie idee, non sono certo stata raggirata).
Il libro invece racconta la vita sentimentale di Santo D’Amico. Santo vive a Siracusa e lavora part-time come commesso di una libreria per un totale di 13 ore a settimana, un lavoro che lo sfibra e lo annichilisce, come non manca di ricordarci in quasi ogni pagina.
Le vicende narrate nel libro si svolgono lungo un arco di cinque anni, iniziano con l’assunzione di Santo presso la libreria e si concludono nel momento in cui, dopo cinque anni appunto, Santo decide di far valere i propri diritti e farsi pagare tredicesima e straordinari.

Ma veniamo all’analisi. Cercherò di procedere puntualmente, trattando separatamente ogni aspetto che ritengo meritevole d’attenzione.

IN GENERALE Tutte le cose che succedono nel libro sono raccontate in maniera estremamente generale. Quasi mai sono presenti dettagli, raramente ci si sofferma su qualche particolare. Le cose scorrono una dietro l’altra, tutte con la stessa superficiale importanza. Passano cinque anni, ma stando a quello che succede nel libro e al dettaglio con cui le cose sono raccontate potrebbero essere passati sei mesi. Il libro arriva ad essere un elenco di ragazze che Santo si porta a letto, senza che nessuna di queste storie abbia una reale importanza né psicologica né a livello di trama. Si ha l’impressione di assistere ad una serie di fatti personali molto noiosi.

EVOLUZIONE Conseguenza del punto precedente è quindi che in tutto il libro è completamente assente anche il minimo accenno ad una qualche evoluzione del personaggio. All’inizio e alla fine del libro il personaggio è lo stesso, l’unica differenza è che al termine del romanzo il protagonista percepisce la tredicesima. Questo effettivamente potrebbe essere visto come un dettaglio di evoluzione psicologica, il punto è che la decisione di Santo di parlare col titolare e rivendicare i propri diritti non è la conseguenza di un percorso o di qualche avvenimento sintomatico, è semplicemente una decisione presa di punto in bianco che il personaggio avrebbe potuto prendere in qualsiasi punto del libro.
Il risultato è che il protagonista risulta vuoto, e tutto sommato privo di conflitto, perché per quanto si ripeta con insistenza quanto Santo odi il proprio lavoro, in realtà nemmeno una volta il personaggio agisce come se dovesse risolvere qualche situazione.

L’ODIO Santo D’Amico odia il suo lavoro e il motivo è presto detto: Santo non sopporta i clienti della libreria, i quali sono tutti (nessuno escluso eh) dei minus habentes, stupidi acquirenti di best-seller, ignoranti, vuoti, superficiali, e che frequentano la libreria con la sola finalità di recar noia al libraio. Ma il loro difetto più insopportabile è quello di non acquistare mai nemmeno un libro di Philip Roth, cosa che Santo sembra prendere molto sul personale. In ogni caso, per quanto Santo non faccia che ribadire ad ogni occasione quanto le persone siano grette e meschine, la ferinità dei clienti non è mostrata in nemmeno un’occasione. Santo ripete ossessivamente quanto le persone siano orribili e quanto sia straziante stare a contatto con la gente in una libreria, tuttavia nemmeno una volta viene presentato un esempio che espliciti i fatti. Ammetto di aver provato un po’ di pena per questi poveri clienti presi di continuo e, in fin dei conti, ingiustamente a male parole. Riporto uno stralcio tratto dalla fine del libro:

“Mancavano dieci minuti all’apertura. Davanti alla porta uno dei soliti lavativi controllava, con le mani a coppa sul vetro, che dentro non ci fosse qualcuno. Nonostante fosse tutto buio provò perfino a girare la maniglia. Il pensiero che mi stessi liberando di gente del genere mi diede nuova energia.”

Questo è solo uno dei mille esempi. Tra l’altro, in che senso quel cliente è uno dei soliti lavativi? Dal Dizionario Sabatini Coletti risulta: lavativo 2 fig. (f. -va) Persona che non vuole lavorare o faticare, definizione che si adatta molto meglio al nostro Santo, che a più riprese ammette di avere in odio il dover lavorare e preferirebbe di gran lunga non fare niente, che al nostro solerte cliente.
Insomma, si professa di continuo un odio che non trova mai giustificazione e questo finisce per infastidire non poco.

PHILIP ROTH Philip Roth è lo scrittore preferito del protagonista, ciò lo si intuisce dal fatto che all’interno del libro questa preferenza venga professata circa due volte a capitolo. Si dà il caso che Philip Roth sia anche uno dei miei autori preferiti e che quindi lo conosca piuttosto bene. Ad ogni modo verso la metà del libro, ormai alla decima citazione di Roth, sono stata colta da un’epifania: quel libro, L’apprendista libraio, prende a modello i romanzi di Philip Roth. Tutte quelle ragazze, tutto quel sesso a caso, sì, decisamente Philip Roth. Ma fatto male.
Il problema è che se Roth non fosse stato citato fino alla nausea a me non sarebbe mai e poi mai venuto in mente, e questo perché tra il Lamento di Portnoy e il libraio D’Amico c’è lo stesso rapporto che intercorre tra Le relazioni pericolose e Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Il sesso in Roth è funzionale a veicolare profonde riflessioni, a esemplificare comportamenti antropologici, a divertire, a raccontare come pensa e soprattutto senta l’uomo. Nel libro in questione il sesso è solamente sesso. Un tipo che si fa delle tipe, per dirla come i giovani d’oggi. Roth inoltre entra nei dettagli, descrive particolari scabrosi e non si vergogna di niente, il libraio invece non descrive nemmeno una scena. Nemmeno una.

REPETITA IUVANT Come si sarà capito da tutti gli altri punti un grave difetto del romanzo è l’eccessiva ripetitività. Vengono dette poche cose, ma quelle vengono ripetute fino alla nausea. Al primo posto c’è ovviamente l’odio per i clienti e per la gente in generale, ma in seconda battuta troviamo l’incredulità di piacere a ragazze così perfette o il maledirsi per cacciarsi sempre in situazioni così complicate. Poi c’è Philip Roth ovviamente e il non aver voglia di lavorare.

APPRENDISTA LIBRAIO Purtroppo la libreria ha pochissimo spazio all’interno del romanzo. Il protagonista potrebbe essere benissimo un apprendista lattaio ed odiare i suoi clienti bevitori di latte ed il romanzo non cambierebbe di una virgola. Questo mi è dispiaciuto, perché il motivo per cui seguo il blog di Stefano Amato è proprio il fatto che i suoi dialoghi surreali si svolgano in una libreria. Mi sono quindi sentita un po’ imbrogliata, speravo che l’essere un libraio avesse almeno un minimo di centralità nella storia. Non avrei mai comprato un libro intitolato L’apprendista lattaio – il romanzo.

L’idea generale che mi sono fatta di questo romanzo è che sia profondamente immaturo sia nello stile che nei contenuti. La storia è banale e noiosa e lo stile inesistente, insomma si scrive in italiano (quasi sempre) corretto, ma niente di più.
Il mio timore è che l’universo del self-publishing si popolerà (ma forse è già popolato) di opere autobiografiche scritte con solo intento narcisistico e prive di contenuti che vadano oltre l’evenemenzialità quotidiana. Insomma, le nostre vite sono belle, ci piace viverle, ma sono veramente degne di essere raccontate in un libro, sono davvero così interessanti agli occhi di un pubblico di estranei?

Purtroppo questo libro non ha fatto che confermare tutti i dubbi che nutro nei confronti dell’autopubblicazione. Insomma, dopo la lettura di un libro del genere, cosa dovrebbe spingermi a provare altri autori autopubblicati? Perché decidere di spendere i miei soldi correndo il rischio di comprare ebook fatti male?
Difficilmente ricomprerò a breve un libro di un autore self-published, e dire che avevo intrapreso la lettura di questo libro piena di belle speranze e buoni propositi.

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Rifiutare gli editori e autopubblicarsi: succede davvero

Il self-publishing è ormai uno degli argomenti più in voga. È facile però parlare di esordienti che si autopubblicano, è quasi scontato. Non fraintendetemi, non c’è nulla di scontato nel voler diffondere la propria opera, non ci vedo però niente di straordinario in un autore sconosciuto che si rivolge al self-publishing per cercare di farsi strada nel mondo editoriale. Insomma, è la strada più ovvia ora come ora.

Quello che però è inusitato, quantomeno in Italia, è che un autore decida di pubblicare da solo la propria opera pur avendo ricevuto proposte da vere case editrici. Per questo mi sembra importante segnalare il caso di Stefano Amato, meglio conosciuto come L’apprendista libraio, che proprio da oggi ha reso disponibile il proprio libro L’apprendista libraio – il romanzo. Il libro è disponibile in epub e mobi, si può comprare tramite paypal sul blog oppure su Amazon (ma solo in formato per Kindle) e costa 2,99€.

Trovo che quest’iniziativa sia piuttosto innovativa nel panorama italiano. Insomma, quanti tra gli autori esordienti, o quasi (Stefano Amato ha già pubblicato qualcosa), avrebbero il coraggio e l’ardire di rifiutare una casa editrice per tentare di farsi strada da soli? In aggiunta si pensi poi che si rifiuta il cartaceo rivolgendosi esclusivamente al digitale. Insomma, una scelta per niente scontata. Speriamo che non rimanga un caso isolato.

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L’etica ai tempi della pirateria

Grazie ad una segnalazione su Twitter di @antotris mi sono imbattuta in un bellissimo articolo di Vincenzo Latronico. Non conoscevo quest’autore, ma googlando un po’ mi sono imbattuta nella sua biografia, è uno scrittore nato nel 1984 con all’attivo già quattro libri pubblicati.
In ogni caso nell’articolo in questione si parla DEL dilemma morale, quello che affligge anche me e che incalza ogni giorno la mia coscienza dal momento in cui sono diventata proprietaria di un Kindle. IL dilemma morale è chiaramente l’annosa questione della pirateria del libro.

Come risultava dal questionario rivolto ai lettori digitali che ho presentato a novembre a Librinnovando, la pirateria in ambito letterario è già ampiamente diffusa. Per quanto il mercato ebook possa essere considerato ininfluente ed insignificante, tuttavia la diffusione illegale di contenuti è un dato che non può essere sottovalutato, soprattutto se si considera che la proposta di titoli illegali è ben più ampia di quella legale.
Lo scaricamento di film, musica e software è prassi da diversi anni, quello dei libri invece può essere considerato un fenomeno abbastanza recente (in realtà non è così recente, ma diciamo che almeno in Italia sta diventando consuetudine solo da fine 2010). Esistono siti dedicati, l’offerta P2P cresce di giorno in giorno e, per quanto mi riguarda, cresce di giorno in giorno anche il senso di colpa o quantomeno la volontà di stabilire un limite etico alla mia condotta.

Ad esempio, sono arrivata a considerare legittimo il possesso di ebook che già possiedo in cartaceo, nell’ottica in cui mi sento di aver già assolto al mio dovere morale di acquisto. Un altro caso è quello in cui l’autore sia morto. In teoria i diritti cessano settant’anni dopo la morte dell’autore, ma insomma, moralmente mi sento più che a posto e ho pochi scrupoli al pensiero di star sottraendo proventi a familiari ed eredi che nei fatti non hanno mosso un dito.
Tutte le altre casistiche però sono crivellate dal senso di colpa.

Latronico nel suo articolo parla di questi stessi dilemmi, ma in aggiunta unisce una pesante aggravante deontologica, e cioè che lui stesso è un autore.
Per quanto mi riguarda provo molta più vergogna al pensiero di scaricare un libro che un film. Teoricamente una differenziazione insensata e logicamente infondata, eppure uno scrittore mi fa molta più pena della 20th Century Fox. Mi riprometto sempre di acquistare quello che mi piace, proposito che effettivamente rispetto, tuttavia non dormo ancora sonni tranquilli.

E voi? Dormite la notte?

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Enhanced book impermeabili

Due fatti apparentemente scollegati tra loro:

  • ieri ho comprato il libro Noi siamo il nostro cervello di Dick Swaab e malgrado gli impegni volevo leggerlo subito a tutti i costi.
  • per quasi tutta la mia vita ho vissuto in una casa con due docce e nessuna vasca da bagno, probabilmente tale privazione ha fatto crescere in me un’ossessione per i bagni di acqua calda. Da qualche tempo mi sono trasferita in una casa accessoriata di vasca da bagno e ieri volevo moltissimo farmi il bagno.

Si capirà quindi che mi sarebbe piaciuto riuscire a coniugare i due punti e avrei voluto portarmi il mio bel libro di carta nell’acqua. Il mio buon senso me l’ha impedito. Però ho passato tutto il tempo di immersione a pensare che, per quanto degli enhacements dei contenuti mi interessi davvero poco, forse di quelli formali mi interessa di più.

Chiaramente non si parla più del libro vero e proprio, ma si ragiona sull’oggetto. Insomma, ieri avrei voluto un libro impermeabile. Stamattina facendo colazione leggevo sempre il libro incriminato, e, a causa del notevole spessore, difficilmente riuscivo a tenere aperto il libro senza sporcarlo e al contempo mangiare. Con Kindle in effetti queste operazioni sono in ogni caso più facili, quindi direi che l’enhancement per colazione ce l’abbiamo già.

E quali sono gli enhancements formali che vorreste voi?

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I grandi romanzi Espresso, app da dimenticare

La mia latitanza si deve a due cause correlate: trasloco e conseguente assenza di adsl. Ho passato le vacanza tra il sito Ikea e il negozio Ikea e a stento riesco a seguire le novità relative al mondo editoriale. In ogni caso una cosa da dire ce l’ho e riguarda un’applicazione per iPad.

L’applicazione di cui voglio parlare si chiama I grandi romanzi ed è prodotta dal gruppo Espresso, è scaricabile gratuitamente e a cadenza settimanale mette a disposizione un grande classico della letteratura (Anna Karenina, Le affinità elettive, Madame Bovary etc.).
Riporto quello che c’è scritto nella pagina di presentazione dell’app:

Tra le funzionalità dell’applicazione:
1. Edicola: scopri ogni settimana il nuovo titolo della collana da scaricare
2. La mia Libreria: il tuo archivio in cui verranno salvati tutti i libri scaricati
3. Sfoglio digitale: potrai aumentare o diminuire la dimensione del testo attraverso il doppio tap sulla pagina o il pinch-to-zoom.

Le prime due funzionalità le possiamo tralasciare, ma vogliamo parlare della terza? Ma davvero la possiamo considerare una funzionalità? Insomma, fare zoom pizzicando lo schermo è la prima qualità dell’iPad, davvero vogliamo farla passare come una funzionalità di questa specifica applicazione? In ogni caso non è certo questo il problema più grande.
Fortunatamente non si nomina mai la parola ebook, perché, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, quando si apre l’applicazione si intuisce subito che i libri sono dei semplici pdf, e di qui la necessità di zoomare per ingrandire i caratteri, provocando l’ovvia conseguenza di dover strattonare la pagina in ogni direzione per leggerla completamente.
Insomma, un’applicazione mediocre per leggere scomodamente dei libri che tutti abbiamo già in casa, ma è gratis quindi non si può nemmeno prendersela troppo a male.

Ma io me la sono presa a male lo stesso. E Perché? Perché ancora una volta il lettore viene preso a pesci in faccia. E in che modo precisamente?
Ebbene, appena aperto Anna Karenina, la prima cosa che ho guardato è stata di chi fosse la traduzione: informazione non pervenuta. Non  c’è uno straccio di colophon, né un occhiello. Niente. Anna Karenina in versione originale italiana? Davvero?
Così mi è venuto un cocente dubbio, ho scorso l’indice e sono andata fino all’ultimo capitolo, ho poi sfogliato una a una le pagine fino ad arrivare in fondo, e cosa ci trovo lì in fondo in un posto nascosto e inaccessibile? L’indice che riporta anche l’ubicazione di Introduzione, Cronologia della vita, delle opere, Traduzioni italiane e Nota del traduttore. Tutte pagine che non sono presenti in questa edizione digitale.

Quello che mi chiedo è: se davvero tu, Gruppo Espresso, vuoi farti pubblicità fornendo un servizio a potenziali lettori digitali, perché allo stesso tempo li prendi così smaccatamente in giro? Perché gli fornisci un prodotto di serie B rispetto a quello che potresti dare?
Almeno abbi il decoro di cancellare le tracce della tua malafede.

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Ebook gratis per Natale

È Natale e le case editrici sono tutte più buone. Non è del tutto vero, ma in questi giorni è comunque possibile trovare alcuni ebook gratuiti messi a disposizione in occasione delle feste. Ve ne segnalo alcuni, così che anche chi riceverà un e-reader in regalo potrà sperimentare il proprio lettore con alcuni testi gratuiti prima di decidere cosa (e se) acquistare dell’altro. Ovviamente invito chiunque fosse a conoscenza di altre iniziative a riportarle nei commenti ad uso e consumo di tutti noi lettori. Specifico che non ho letto né scaricato tutti gli ebook che segnalerò, quindi non garantisco sulla qualità.

  • Per Natale e per celebrare il cinquantenario della casa editrice, Marsilio mette a disposizione “Tra le carte di un editore” di Cesare de Michelis, fondatore della casa editrice. Per scaricare il libro bisogna iscriversi alla newsletter (epub e mobi senza protezioni, sembrano esserci problemi nel download, ma cliccando col destro dovrebbe andare tutto per il meglio).

Segnalo inoltre qualche altro ebook gratis che prescinde dalle case editrici:

  • “Manuale di buon senso in rete” di Alessandra Farabegoli. Alessandra tiene un blog che seguo da molto tempo in cui racconta delle sue esperienze lavorative nel campo del web e del marketing, ogni suo post è una vera e propria lezione (pdf).
  • Gamberetta, straordinaria autrice del blog Gamberi Fantasy, ha scritto e messo a disposizione un romanzo intitolato “Assault fairies”, per la descrizione dettagliata rimando al post dedicato (mobi, epub, pdf, rtf).
  • Qui invece un racconto di Natale offertoci dalla baracca di Sudare Inchiostro.

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